Siracusa i labirinti d’acqua dell’isola di Ortigia

L’itinerario è semplice ed è della durata di un paio d’ore al massimo. Ci si sposta a piedi ed è adatto a tutti.

Siracusa – Fonte Aretusa

Il centro storico di Siracusa è l’isoletta di Ortigia, ricca di fonti e falde freatiche. L’acqua ha rappresentato da sempre uno degli elementi caratterizzanti della città di Siracusa e questo itinerario ha per tema proprio l’acqua del sottosuolo ortigiano.

Si parte da Piazza Duomo, si passa per la Fonte Aretusa, ci si ferma al Museo Bellomo, e si termina alla Giudecca, il quartiere ebraico di Siracusa.

Piazza Duomo e la Fonte Aretusa

Piazza Duomo è il cuore amministrativo e religioso della città, qui si trovano infatti il municipio, la cattedrale e l’arcivescovado. E proprio sotto quest’ultimo si trova il così detto ipogeo di Piazza Duomo.

Sebbene durante la Seconda Guerra Mondiale sia stato usato dai Siracusani come ricovero antiaereo, precedentemente era nato per la realizzazione di enormi cisterne d’acqua per l’approvvigionamento idrico di Ortigia.

Siracusa – Piazza Duomo

La seconda tappa della nostra passeggiata è la Fonte Aretusa, intimamente legata alla fondazione della città. Si perché la presenza della fonte è stato il motivo per il quale i Corinzi decisero di gettare, in questo piccolo scoglio, il primo seme di quella che in seguito sarà una delle città più potenti della Sicilia e della Magna Grecia.

Percorrendo il Lungomare Alfeo e la Via Maniace ci imbatteremo in uno dei tre canali sotterranei incavati nella roccia e adibiti alla concia delle pelli, indagati scientificamente per la prima volta da Francesco Saverio Cavallari negli anni 1880-1881. Questi ambienti, che potremmo chiamare concerie, furono anche adibiti a lavatoi grazie all’affluenza naturale dell’acqua che poi defluiva in mare mediante altri cunicoli.

Museo Bellomo e la Giudecca

La penultima tappa della nostra passeggiata è il Museo Bellomo: il Museo Civico della città di Siracusa. Qui ci soffermeremo dapprima nel cortile per osservare una particolare lastra tombale e poi andremo all’interno del museo ad ammirare un’antica icona di cultura bizantina, che raffigura la creazione delle acque, così come ci viene raccontata nella Genesi.

Per quanto riguarda la pietra tombale, essa è rettangolare, in pietra calcarea e presenta nella parte frontale un’iscrizione in ebraico nella quale si evince che il defunto era il cantore Rabbi Sa’adia, figlio dell’anziano Rabbi Yosef, morto nel 1436. Questa lastra si lega ancora una volta all’acqua perché proviene con tutta probabilità dall’antico cimitero ebraico siracusano. Fu rinvenuta insieme ad altre dodici lastre durante l’abbattimento dei baluardi edificati a Siracusa nella prima metà del 1500, nel luogo esatto in cui Ortigia era collegata alla terraferma. Di queste dodici lastre, tre sono attualmente poste nel cortile di Palazzo Bellomo, tre risultano scomparse e le rimanenti sono collocate lungo il vialetto d’ingresso della catacomba di Vigna Cassia.

L’icona bizantina fa parte invece di una serie tavolette realizzate nel XVI secolo e pertinenti alla creazione del mondo, di cui tuttavia mancano il secondo e il settimo giorno. La nostra icona raffigura il momento della creazione dell’acqua così come ce la descrive la Genesi al capito 1, paragrafo 9: “le acque che sono sotto il cielo si raccolgano in un solo luogo e appaia l’asciutto”.

L’autorevolezza e il movimento di Dio Padre, raffigurato in sembianze umane poiché ha voluto farsi uomo, danno intensità alla scena. Il paesaggio, la luce e il giardino dell’Eden ci ricordano l’armonia in cui l’uomo vivrà con la natura.

La Giudecca

La storia delle religioni concorda nel considerare l’acqua come un elemento primordiale e di primo piano nell’ambito della  vita e della fecondità. Grazie all’acqua è infatti possibile dar vita a tutto ciò che diviene indispensabile al vivere umano. L’acqua per gli ebrei ad esempio è via di liberazione e di purificazione. E su questa scia arriviamo all’ultima tappa della nostra esplorazione ovvero alla Giudecca. Nell’area della piazzetta di San Filippo Apostolo, proprio sotto l’edificio chiesastico, al terzo livello una scala elicoidale si congiunge ad una vasca. Quest’ambiente è stato recentemente interpretato come miqweh cioè come luogo di purificazione per il culto ebraico.

Un altro miqweh si trova a Casa Bianca a circa 10 metri di profondità rispetto al piano di calpestio. Qui troviamo un grande ambiente sotterraneo distribuito in tre vani con vasche per l’immersione rituale. La caratteristica di questi bagni rituali era la presenza di fonti d’acqua fresche e come abbiamo visto Ortigia ne è stata sempre piena.

Durante questa passeggiata vi racconterò di re e regine, di ninfe e semidei, di religione ebraica e cristiana e il comune denominatore sarà sempre l’acqua.

A questo punto non vi resta che contattattarmi per prenotare e qualora aveste esigenze particolari non temete, adatterò il tour per voi!

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