San Sebastiano, il santo protettore contro la peste e le epidemie

statua di San Sebastiano nella chiesa di Santa Lucia alla Badia

Tutti noi ricorderemo per sempre i giorni della pandemia. Il primo terribile lockdown in cui siamo stati costretti a rimanere chiusi a casa e l’improvvisa sospensione delle lezioni scolastiche, evento davvero eccezionale.

Ognuno di noi ha tentato di mantenere il sangue freddo, ha cercato di usare il pensiero razionale per preservare la propria umanità e il nostro tessuto sociale.

Nel passato invece, in queste particolari e tristi circostanze, ci si sarebbe rivolti alla fede, all’intercessione dei santi. E il santo migliore in questo caso sarebbe stato, senza ombra di dubbio, San Sebastiano.

San Sebastiano, il santo protettore contro la peste e le epidemie

Le informazioni su San Sebastiano, martire cristiano del III-IV secolo d.C., sono veramente poche ma la diffusione del suo culto ha resistito nel tempo e in Sicilia è ancora molto vivo.

Basti infatti pensare che per esempio San Sebastiano è compatrono di Siracusa assieme a Santa Lucia oppure compatrono minore della città di Palermo.

Dalla Depositio Martyrum  sappiamo che Sebastiano morì il 20 gennaio, dalla Passio, scritta probabilmente nel V secolo, abbiamo i dettagli delle sue gesta e del suo martirio.

Solo Ambrogio, fra tutti i Padri della Chiesa, menziona Sebastiano e il culto a lui dedicato. Nel “Commento al salmo 118” apprendiamo infatti che già a partire dalla metà del IV secolo il suo culto doveva essere ben sviluppato e che Sebastiano era di origini milanesi.

Secondo San Ambrogio infatti, il padre di Sebastiano era francese, originario di Narbona, la madre invece era milanese ed era stata lei ad educarlo alla fede cristiana proprio a Milano, dove Sebastiano era nato e cresciuto. Sebastiano intraprese la carriera militare e nel 270 si trasferì a Roma. Nel 283 circa divenne capo della prima coorte pretoriana, di fatto la guardia del corpo imperiale di Diocleziano e Massimiano.

Sebastiano era così stimato dai due imperatori (che naturalmente ne ignoravano la fede cristiana), che la sua presenza era continuamente richiesta! Fu proprio grazie alla sua alta carica militare che poté aiutare con discrezione i cristiani incarcerati, curare la sepoltura dei martiri e convertire al cristianesimo numerosi militari e nobili della corte imperiale.

Il martirio di San Sebastiano

La tradizione racconta che subito dopo aver seppellito i santi martiri Claudio, Castorio, Sinforiano e Nicostrato, i cosiddetti Quattro Coronati, sulla via Labicana, Sebastiano venne arrestato. Portato al cospetto degli imperatori, Diocleziano furioso lo apostrofò con queste parole: “Io ti ho sempre tenuto fra i maggiorenti del mio palazzo e tu hai operato nell’ombra contro di me, ingiuriando gli Dei”.

La punizione per aver tradito la fiducia di Diocleziano fu terribile! Sebastiano venne legato ad un palo in una zona alle pendici orientali del colle Palatino e fu condannato ad essere trafitto a morte dagli arcieri dell’imperatore. Creduto morto dai soldati, che lo avevano colpito con le loro frecce, fu lasciato lì in pasto agli animali selvatici. Ma quando la nobile Irene andò a recuperare il corpo di Sebastiano per dargli degna sepoltura, si accorse che egli era ancora vivo! Allora lo portò subito a casa sua e lo curò. Miracolosamente Sebastiano riuscì a guarire e poi, nonostante il consiglio degli amici di fuggire da Roma, decise di esporsi pubblicamente davanti a Diocleziano e Massimiano, in occasione delle funzioni al tempio eretto da Elagabalo, in onore del Sole Invitto.

Sebastiano rimproverò duramente agli imperatori le persecuzioni contro cristiani innocenti e Diocleziano, per tutta risposta, lo condannò ovviamente a morte. Sebastiano fu flagellato e questa volta morì davvero. Forse nel 288 o più probabilmente tra il 303 e il 304, nel cosiddetto ippodromo del Palatino. Il suo corpo fu infine gettato nella Cloaca Massima, affinché i cristiani non potessero recuperarlo, seppellirlo e poi eventualmente venerarlo.

La notte dopo la sua morte, Sebastiano apparve in sogno alla matrona Lucina, indicandole il luogo esatto in cui avrebbe trovato il suo corpo e le ordinò di seppellirlo nel cimitero ad Catacumbas sulla via Appia. Sopra la catacomba infatti vi era la basilica costantiniana intitolata alla memoria dei Santi Pietro e Paolo, eretta nella prima metà del IV secolo. Da quel momento la basilica e la tomba di San Sebastiano furono oggetto di grande venerazione da parte di numerosi pellegrini cristiani.

chiesa di Santa Lucia alla Badia addobbata a festa

La devozione a San Sebastiano

Quando nel 680 la devozione popolare attribuì a San Sebastiano la fine di una grave pestilenza a Roma e a Pavia, la Basilica Apostolorum cominciò ad essere chiamata Basilica Sancti Sebastiani. Da quel momento in poi ebbe origine e si diffuse la fama di San Sebastiano come protettore contro la peste e le epidemie.

Questa particolare attitudine attribuita al santo a protezione contro le malattie contagiose, deriva dal modo in cui nel tempo è stato rappresentato in campo artistico ed è legittimata dalle frecce del martirio e dalla loro simbologia. L’iconografia del santo, perlopiù rappresentato con il corpo lacerato, ha da sempre ricordato i corpi piagati delle persone colpite dalla peste. Secondo invece la tradizione classica biblica, le frecce sono lo strumento della punizione divina e la peste è la metafora di tale castigo.

Il Medioevo fu infestato da frequenti epidemie e ogni volta venne invocata la protezione di San Sebastiano. Ricordiamo ad esempio che Carlo Borromeo vivificò il culto di San Sebastiano come protettore dalle epidemie nel corso della terribile pestilenza che colpì Milano nel 1576-77, a cui seguì quella descritta da Alessandro Manzoni nei Promessi Sposi del 1630.

In Sicilia, tantissimi comuni grandi e piccoli hanno chiese dedicate a San Sebastiano, il più delle volte erette in seguito a grazie ricevute. Le pestilenze storiche siciliane più devastanti furono quelle del 1347, in cui Messina e Palermo furono le più colpite, del 1449, del 1474, del 1482 e infine del 1575, anno in cui il santo venne scelto come protettore di molte città dell’isola. Viene da sé che in Sicilia San Sebastiano è oggi uno dei santi più popolari e più festeggiati.

edicoletta di San Sebastiano vicino la Porta Marina

La devozione di San Sebastiano a Siracusa

In provincia di Siracusa San Sebastiano è veneratissimo ad esempio a Melilli, a Palazzolo Acreide, a Ferla e a Siracusa stessa.

A Ortigia la chiesa deputata ai festeggiamenti annuali in onore di San Sebastiano, nella settimana a cavallo del 20 gennaio, è quella di Santa Lucia alla badia, in Piazza Duomo. Ma tra le caratteristiche viuzze del centro storico di Siracusa, poco dopo la Porta Marina, troviamo un altro luogo riservato alla venerazione del santo. Un’edicoletta sempre aperta custodisce una copia della statua di San Sebastiano (quella originale si trova nella chiesa di Santa Lucia alla badia) che normalmente viene portata in processione durante i festeggiamenti. Preciso normalmente perché quest’anno, a causa della pandemia che stiamo vivendo, la processione non ha avuto luogo.

L’edicola votiva venne realizzata nel 1900 dai portuali siracusani che in origine si occupavano della diffusione del culto del santo e dell’organizzazione della festa in suo onore. Oggi se ne occupa il Comitato di San Sebastiano di Siracusa.

Curiosità su San Sebastiano

1. L’iconografia di San Sebastiano è inconfondibile: un giovane bellissimo legato ad una colonna infilzato da frecce e dardi, con espressione sofferente, che rimanda alla sua morte terrena segnata dalla persecuzione e dal martirio. Sebbene Sebastiano sia dunque rappresentato trafitto a morte dalle frecce, noi sappiamo che venne ucciso tramite flagellazione. Ecco perché Sebastiano è detto il santo bi-martire cioè subì il martirio due volte: la prima colpito da frecce, la seconda flagellato a morte.

2. Lo sapevate che a Siracusa a protezione dalle epidemie venivano invocati sia San Sebastiano che San Rocco? Doppi santi, doppia protezione!

3. Lo sapevate che San Sebastiano è il santo protettore della Polizia Municipale? Il 3 maggio 1957 papa Pio XII proclamò formalmente il santo martire custode di tutti i preposti all’ordine pubblico che in Italia sono chiamati Vigili Urbani

Cliccate su questo link per approfondire l’argomento.

4. San Sebastiano è rappresentato nudo e ferito da frecce e dardi soprattutto a partire dal Rinascimento, perché gli artisti rinascimentali amavano rappresentare i nudi. E già che c’erano questi nudi erano belli e giovani, un po’ come era accaduto per l’arte greca classica. Nel Medioevo però le cose non stavano mica così e le poche immagini rimaste di quel periodo ce lo testimoniano. Lo sapevate che a Roma, nella chiesa di San Pietro in Vincoli (per capirci quella famosa chiesa che custodisce il Mosè di Michelangelo) si trova un mosaico del VII secolo che rappresenta San Sebastiano vestito, barbato e anziano? Se volete saperne di più leggete questo articolo

Immagini di San Sebastiano in Ortigia

Immagini di San Sebastiano in Ortigia

Beh, quando la pandemia sarà finita e si potrà viaggiare nuovamente andatelo a vedere ma con la mia amica Barbara Nacinelli, a cui dobbiamo questa chicca! Barbara guida turistica locale romana nonché esperta storica dell’arte vi spiegherà come ogni età scelga il proprio modo di rappresentare tutti i personaggi storici, santi o no, in maniera diversa, coerentemente con il proprio approccio alla figura umana, agli eventi e ai principi generali della propria cultura figurativa.

Conosciamo San Sebastiano a Siracusa insieme

Io invece vi porterò a spasso per Siracusa e nei borghi più belli del siracusano raccontandovi la Passio di San Sebastiano. Sembra infatti che le frecce che colpirono il santo fossero state talmente tante che non era più possibile vedere il suo corpo. Esso era infatti diventato simile a quello di un riccio, il cui corpo è appunto puntellato di spine.

Le chiese siracusane sono piene di dipinti rinascimentali che rappresentano San Sebastiano come un giovane dal corpo apollineo che si rifà alla rappresentazione del “bello ideale” tipico del Rinascimento. Una sorta di trasposizione di quel kalos kai agatos di matrice greca che tendeva a raffigurare l’uomo nella sua bellezza esteriore per rappresentarne le virtù interiori. E il martire è il virtuoso assoluto della civiltà cristiana perché il martirio non deturpa il corpo bensì ne esalta la bellezza, che è metafora della bellezza della sua anima!

A questo punto non vi resta che scegliermi per la vostra visita guidata personalizzata. Eviterete i grossi gruppi e farete un gran bell’investimento in termini di tempo e di soldi.

Se volete leggere le recensioni delle persone che ho guidato in questi anni visitate i seguenti link:

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