Family tour a Catania

l’elefantino di Piazza Duomo

Eccoci già arrivati a Febbraio, mese che in Sicilia Orientale tradizionalmente si apre con la festa di Sant’Agata. Quest’anno non sarà possibile partecipare alle processioni, seguire le candelore o guardare i bellissimi giochi pirotecnici di Piazza Duomo. Finita la pandemia però potremo senz’altro andare a visitare la splendida città di Catania.

Catania è infatti una delle mie città siciliane preferite perché offre servizi, attrazioni culturali, cibo e street food di alta qualità.

Le famiglie che sceglieranno un family tour a Catania avranno bisogno di una guida turistica che riuscirà a coinvolgere tutto il nucleo familiare e che avrà la sensibilità di adeguarsi ai ritmi dei più piccoli. Quando sarà possibile andate a Catania perché è una città che merita di essere visitata!

Io sono mamma e amo i bambini, vivo a Siracusa e frequento Catania, dove ho amici e parenti. Ciò significa che conosco la città e sono in grado di consigliarvi le migliori soluzioni per una perfetta vacanza family friendly.

A questo punto non vi resta che continuare a leggere l’articolo e capire se vale la pena visitare Catania insieme a me!

Catania, la città dell’elefante

Catania è la città dell’elefante che in arabo si dice Balad-el-fil o Medinat-el-fil.

Catania – Piazza Duomo

L’elefante che si trova al centro di Piazza Duomo, è il simbolo della città che affettuosamente i catanesi chiamano Liotru. La leggenda racconta infatti che questo elefante prese vita grazie alle magie di Eliodoro e Liotru non sarebbe altro che la corruzione popolare del nome stesso. Michele Amari descrisse Eliodoro come: “nobile uomo candidato alla sede vescovile, poi molesto nemico di San Leone, negromante e fabbricante di idoli”. Sia Eliodoro che il vescovo Leone vissero nell’Alto Medievo, nell’ VIII secolo. Le fonti raccontano ancora che fu proprio Eliodoro, che si era tra l’altro anche schierato con la comunità ebraica, a dare vita al nostro elefantino e pare che fosse solito cavalcarlo durante le sue magiche imprese.

Un’espressione tipica e scherzosa usata dai catanesi stessi per autodefinirsi è “marca liotru” cioè marca elefante, per dire che sono catanesi autentici e non della provincia. Lo sapevate? A me questa espressione piace tantissimo e rende perfettamente l’idea della simpatia che caratterizza i catanesi!

La fontana dell’elefante

Il nostro elefantino fu realizzato in un unico blocco di pietra lavica, forse in età bizantina, ma fu Giovan Battista Vaccarini, architetto palermitano, che lo pose sulla fontana dell’elefante, ispirandosi alla composizione monumentale berniniana di Piazza della Minerva a Roma.

Roma – Piazza della Minerva

La struttura dell’opera, realizzata dal Vaccarini tra il 1735 e il 1737, è molto complessa perché prevede la fusione di diversi elementi allegorici.

Nel basamento sono rappresentate le personificazioni dell’Amenano e del Simeto, i due fiumi di Catania. Al di sopra di esse si trova la statua dell’elefante, rivolto con la proboscide verso la Cattedrale di Sant’Agata. Sulla schiena dell’elefante c’è un obelisco egittizzante. In cima troviamo un globo circondato da una corona con i simboli di Sant’Agata, la palma e i gigli, che rappresentano il martirio e la purezza della santa.

Sopra l’obelisco, sormontato da una croce, c’è una tavoletta metallica con un’iscrizione latina a lei dedicata: “MSSHDEPL” “Mentem Sanctam Spontaneam Honorem Deo et Patriae Liberationem” che in italiano significa “Mente Sana e Spontanea, Onore a Dio e Liberazione della Patria”.

Catania, la città greca e romana

Il primo nucleo greco della città di Catania, fondata nel 728 a.C., è la collina di Montevergine. Qui oggi sorge il Monastero dei Benedettini ma in origine quest’area era una collina verde, un cratere spento dell’Etna.

il teatro greco-romano di Catania

A pochi passi dal monastero si trova il teatro greco-romano, dove il comandante ateniese Alcibiade, che era un abile oratore, convinse i catanesi ad allearsi con Atene contro l’allora potentissima Siracusa.

Il teatro è perfettamente intatto e merita assolutamente di essere visitato. Noi lo chiamiamo teatro greco-romano perché la maggior parte di ciò che rimane fa parte delle modifiche che fecero i Romani per poterlo usare secondo le loro esigenze.

Il teatro era realizzato da conci di pietra lavica che nel 1094 il Conte Ruggero, il padre del più famoso Ruggero II per intenderci, pensò bene di spostare e di utilizzare per costruire le grandiose absidi della cattedrale di Sant’Agata. Questo fatto non deve stupirci né tantomeno indignarci, perché nel passato il riuso di materiale antico era una consuetudine.

le absidi della cattedrale di Catania

L’orchestra del teatro è spesso piena d’acqua, come mai vi chiederete? Gli ultimi studi parlano di bolle d’acqua che ogni tanto riaffiorano e forse fanno capo al fiume Amenano. Se oggi ad esempio potessimo visitare il teatro troveremmo l’orchestra asciutta! A ulteriore testimonianza di ciò che dico tutti sanno che in estate al teatro vengono messi in scena bellissimi spettacoli.

Addossato al teatro greco-romano troviamo infine l’odeon, un teatrino destinato alle audizioni musicali. In età greco-romana questo edificio, architettonicamente simile al teatro greco, aveva normalmente un accentuato sviluppo verticale e una scena di modeste dimensioni. Questi accorgimenti servivano a creare un ambiente favorevole all’audizione.

L’anfiteatro romano a Piazza Stesicoro

L’altro monumento che sempre affascina i bambini è l’anfiteatro romano, uno dei più grandi d’Italia. Pensate che qui potevano sedersi fino a quindicimila spettatori e per la sua realizzazione vennero usati marmi pregiati e la roccia dell’Etna.

Il nostro anfiteatro si sviluppa sotto gli edifici intorno a Piazza Stesicoro: sotto la chiesa di San Biagio e la Via Manzoni.

l’anfiteatro romano

La forma dell’anfiteatro è ellittica affinché gli spettatori potessero vedere lo spettacolo da tutti i punti di vista. Un po’ come facciamo noi oggi quando andiamo allo stadio a vedere le partite di calcio con i nostri figli. Qui però non si giocava mica a calcio, si combatteva! Vi erano infatti lotte fra gladiatori oppure fra gladiatori e bestie feroci.

I posti più vicini all’arena erano i migliori e uno di questi era quello destinato all’imperatore, al governatore della regione o della città.

Anche nel caso di questo monumento furono usati molti dei suoi blocchi di pietra per la realizzazione della cattedrale di Catania e del Castello Ursino.

Prima di lasciare l’anfiteatro giratevi a dare un ultimo sguardo all’iscrizione dedicata a Caronda, l’illustre legislatore catanese a cui è dedicata anche una via della città.

La Catania romana aveva un circo per la corsa dei carri e persino un’enorme naumachia cioè uno spazio destinato alle battaglie navali. Queste strutture purtroppo oggi non ci sono più ma della naumachia rimane il ricordo nella toponomastica della città. Tutti questi monumenti stanno a testimoniare l’importanza della città di Catania in età romana.

Catania, la città di Federico II

A Piazza Federico II di Svevia si trova il castello Ursino, l’imponente fortezza medievale dalla pianta quadrata con torri angolari, costruito fra il 1239 e il 1250, per volere di Federico II di Svevia. Nella torre del fianco destro del castello, aguzzando la vista, vedrete una croce greca, una mezzaluna musulmana e una menorah, il classico candelabro ebraico a sette bracci. Queste tre immagini, che possiamo interpretare come firme delle maestranze che vi lavorarono, indicano che certamente nel XIII sec. a Catania convivevano pacificamente cristiani, musulmani ed ebrei.

Continuando ad osservare attentamente il castello, sul finestrone orientale vedrete una stella ebraica che potremmo chiamare meglio pentalfa.

Pensate che questa parola fu inventata dal matematico e filosofo Pitagora perché questa stella sembra essere formata da cinque A. Pitagora però non era siciliano bensì greco e in alfabeto greco la A si dice “Alfa”. Ecco allora che pentalfa indica una stella formata da pente (cinque) alfa. Il pentalfa era per Pitagora simbolo di perfezione.

Castello Ursino

Nel corso dei secoli il castello ebbe diverse funzioni: fu sede del parlamento siciliano, reggia e poi prigione. Oggi il castello è il Museo Civico della città. Al lato dell’ingresso in alto a destra, una nicchia ospita un’aquila imperiale che è il simbolo di potenza, prosperità e forza. Federico II fu un imperatore eccezionale, un fervente cristiano e un uomo dalle mille risorse. Pensate che uno dei suoi hobby era addomesticare i falchi.

Tuttavia Federico commise l’errore di voler distruggere la città di Catania quando i catanesi tentarono di ribellarsi al suo potere. Ma ecco che a quel punto entrò in scena Sant’Agata.

La leggenda racconta che Federico II si trovava in cattedrale, stava leggendo il suo libro di preghiere e al contempo stava anche progettando di distruggere Catania. All’improvviso gli apparve una scritta Noli offendere patriam Agathae, quia ultrix iniurarum est che vuol dire Non colpire la patria di Agata perché è vendicatrice di ogni ingiustizia.

Ovviamente come ben potrete immaginare Federico II decise di non opporsi al suggerimento di Sant’Agata e la città fu salva. Questa, pensate, fu soltanto una delle innumerevoli volte in cui Agata salvò Catania.

Guardando il fianco sinistro del Castello Ursino, verso il lato che un tempo si affacciava sul mare, vedrete un’enorme colata lavica. Ebbene nel 1669 l’Etna eruttò fiumi di fuoco che arrivarono fino alle porte della città e i catanesi si strinsero attorno alle reliquie agatine per chiedere il miracolo. Ancora una volta Agata salvò la città facendo deviare il corso della lava.

il dipinto di Giacinto Platania

Questa eruzione impressionò talmente i catanesi che un pittore acese (cioè di Acireale), di nome Giacinto Platania, che aveva assistito personalmente all’eruzione, dipinse nel 1675 una grandiosa tela intitolata “Catania raggiunta dalle colate laviche dell’eruzione dell’Etna del 1669”. In questa tela si possono riconoscere il Castello Ursino e la cattedrale di allora, prima che il terremoto del 1693 la distruggesse.

la cattedrale di Catania vista dalla vicina Badia di Sant’Agata

La cattedrale di Sant’Agata

Il prospetto della cattedrale di Catania è decorato da colonne in stile corinzio e dalle statue marmoree di Sant’Agata, Sant’Euplio e San Berillo. Ai lati del portale si aprono due grandi finestre ovali, affiancate dai due acronimi riferiti alle frasi legate alla storia di Agata: NOPAQUIE e MSSHDEPL.

Il primo acronimo lo abbiamo raccontato a proposito della mancata distruzione di Catania ad opera di Federico II.

Il secondo è invece legato al martirio e alla morte della santa. La tradizione racconta infatti che dopo essere morta, Agata venne posta in un sarcofago di pietra e proprio quando stava per essere chiuso si avvicinò un angelo che depose sul capo della fanciulla la tavoletta con su scritto MSSHDEPL. La tavoletta dell’angelo è quindi una sorta di invito ad avere un animo buono e puro, santo e sincero così come lo aveva avuto Agata.

Catania – la festa di Sant’Agata di Febbraio

Sant’Agata viene festeggiata a Catania due volte l’anno: la prima il 5 febbraio in occasione del suo dies natalis, la seconda il 17 Agosto, per ricordare il rientro delle sue spoglie da Costantinopoli. Su questo avvenimento però non vi dirò di più, per saperlo dovrete prenotare un Catania family tour con me!

Una cosa tuttavia posso anticiparvela: in fondo alla navata destra della cattedrale c’è una cammaredda (una cameretta) che custodisce le reliquie, il busto ingioiellato e il velo di Sant’Agata.

La santuzza, così come la chiamano i catanesi, durante i festeggiamenti di Febbraio viene solitamente portata in giro per la città: in Via Plebiscito, all’acchianata (la salita) di Sangiuliano o in Via Crociferi. Qui si ferma alla chiesa di San Benedetto dove le suore di clausura che vivono nel monastero le intonano un canto. Se non avete mai avuto l’opportunità di ascoltarlo, prima o poi fatelo perché è davvero emozionante.

Non potevo concludere il paragrafo legato a Sant’Agata senza parlarvi delle cosiddette olivette, dolci di marzapane a forma di olive. Essi ci ricordano cosa accadde mentre Agata veniva condotta in carcere. Durante il tragitto infatti le si slacciò un calzare e al momento di allacciarselo si chinò e sfiorò la terra con una mano. Proprio in quel punto crebbe un ulivo e le olivette di Sant’Agata ci ricordano questo miracolo.

Le olivette di Sant’Agata

Catania, la città cinquecentesca e barocca

Così come avvenne per tutte le città della Sicilia Orientale, anche Catania fu distrutta dal terribile terremoto del 1693. E la Catania di oggi ci ricorda fondamentalmente la ricostruzione in stile barocco all’indomani di quella terribile tragedia.

Tantissimi sono gli edifici e le chiese barocche della città. Io mi soffermerò su quelli che sono piaciuti di più ai miei figli.

Il primo monumento è la chiesa di San Nicolò l’Arena. Questa chiesa, la più grande di Sicilia, è lunga ben 105 metri e larga 42 metri. La particolarità della facciata è che rimase incompleta, forse per problemi costruttivi o economici. La peculiarità dell’interno è che ha una meridiana che si dice “spaccasse il secondo”!

Accanto alla chiesa si trova il Monastero dei Benedettini, il secondo per dimensioni dopo quello di Mafra in Portogallo.

moderne installazioni al Monastero dei Benedettini

L’aspetto attuale è quello barocco ma all’interno, grazie all’intervento dell’architetto Giancarlo De Carlo, è possibile apprezzare rovine d’età romana e moderne installazioni.

Dal 1997 il monastero è la sede del Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania. Se vi capiterà di andarci, durante la visita incontrerete tanti studenti e tanti professori che entrano ed escono dalle aule che un tempo erano le celle dei monaci benedettini!

Ultima tappa della Catania barocca non può che essere Palazzo Biscari.

Questo edificio nacque come dimora nobiliare di Ignazio Paternò Castello, principe di Biscari. Oggi il palazzo si affaccia sugli archi della Marina ma ai suoi tempi aveva una bellissima vista sul mare. Gli archi vennero infatti realizzati molto dopo, nell’Ottocento, per collegare la stazione dei treni di Catania con quella di Siracusa.

particolare di Palazzo Biscari

Tante altre cose ci sarebbero ancora da dire sulla Catania per bambini e molte di più da vedere. Scoprire posti nuovi mantiene vivo il nostro spirito e alimenta la nostra curiosità ma farlo con una guida family friendly è meglio!

Se volete leggere le recensioni delle persone che ho guidato in questi anni visitate i seguenti link:

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Lucia Majorca Guida Turistica di Siracusa | TripAdvisor

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